giovedì 6 marzo 2008
Rispondere ai provocatori
Le persone piu' maligne e indisponenti, dice Heinz Goldman, uno dei massimi esperti internazionali di comunicazione, si siedono sempre in fondo alla sala quando state per tenere una conferenza e cercano di formare il "branco". Cercate di farle sedere davanti, saranno piu' scoperte, piu' timide, percio' meno aggressive. Quando vi aggrediranno con le loro domande malefiche, se sono ancora dietro, cercate di farle venire piu' avanti. Basta dire: "non si sente, puo' venire, per favore, piu' avanti?" Ricordate sempre che il lupo senza il branco e' un agnello, accoglietelo con calore, disponibilita' e gentilezza; riformulate la sua domanda, vi accorgerete che la sua aggressivita' iniziale si e' spenta.
Per assicurarsi che i provocatori non interrompano la propria presentazione, un altro metodo consiste nell’ avere gente nel gruppo che identifichi i disturbatori PRIMA che l’evento abbia luogo. Dopo di che, si può dare loro l’attenzione che desiderano coinvolgendoli in una intervista o in qualche altra iniziativa, per poi menzionare il loro nome durante il discorso. Così si elimina virtualmente il pericolo che creino problemi, in quanto ci si appella alla loro stessa opinione. E’ una buona tecnica, ma attenzione! Non bisogna menzionare esclusivamente quel nome, o il resto del pubblico che riconosce la persona in questione come un disturbatore potrebbe pensare che siete simili a lui. Citate un grande varietà di persone fra il pubblico. Soltanto assicuratevi che i cattivi soggetti siano inclusi, dato che normalmente questi li tiene a bada.
C'e' un grande nemico dell'oratore in erba, e si chiama microfono. I principali errori dettati dall'ansia e dalla mancata abitudine sono tenerlo serrato alla bocca: il suono esce distorto e crea fastidio nelle orecchie dell'uditore. Tenerlo troppo distante dalla bocca: praticamente e' come non averlo, ma ancor peggio, farlo sventolare come fosse la bacchetta di un direttore d'orchestra. In questo caso la voce diventa irregolare, va e viene, e questo genera immediatamente nel pubblico disattenzione ed ilarita'.
Come si usa il microfono? La distanza media e' di circa 10 cm (molto dipende dalla propria voce e dalla potenza dell'impianto, ma sono fattori facilmente valutabili in loco). Se e' mobile, fare attenzione: avra' un interruttore per accenderlo e spegnerlo e fara' terribili fischi incrociando un altro microfono. Parlando, guardate sempre in viso il pubblico, in modo da captare immediatamente se il suono arriva nel modo giusto, se si notano le espressioni di chi non sente o sente troppo forte. Non bisogna farsi trasportare da un eccessivo protagonismo, cosa che la presenza del microfono provoca in alcune persone, ma nemmeno farsi intimorire dallo strumento: ha solo la funzione di amplificare la vostra voce, null'altro. Se la platea e' particolarmente vicina o esigua e l'acustica della sala lo consente si puo' farne a meno, dopo aver chiesto all'uditorio se e' d'accordo.
Per finire, attenti a scherzi e barzellette. Raccontare storielle e' un mestiere. Vi sara' certamente capitato di sentire un conferenziere raccontare una barzelletta e, fra il pubblico, nessuno che sorridesse. Rideva invece come un matto, dietro il suo tavolo con il panno verde, il conferenziere che, riuscendo poi a controllarsi, continuava dicendo: "beh, ora, seriamente..." Raccontare storielle ad una grossa platea magari non sara' una forma d'arte, ma, per farlo con successo, bisogna essere professionisti, commedianti, e bisogna essere addestrati per imparare il tempismo, la scelta delle parole, il modo di dire la frase finale ad effetto. Soprattutto bisogna imparare a decidere rapidamente in base all'umore del pubblico se si puo' raccontare una barzelletta e quale. e' difficile imparare tutto cio'.
Fate notare qualche incongruenza ed esageratela: questo tipo di umorismo, in genere, ha piu' successo della solita barzelletta stantia sulle suocere o sui carabinieri. Il pubblico apre il cuore e la mente all'oratore che, deliberatamente, si sgonfia prendendosi in giro o richiamando l'attenzione su una propria debolezza. Per creare un clima di allegria e' divertente raccontare un aneddoto su se stessi, dipingersi in una situazione ridicola. La gente si riconosce nell'uomo comune con le sue difficolta' ed i suoi limiti, non ama i "palloni gonfiati".
Il linguaggio corporeo
Persuasione è un concetto che non attiene solo a "quello che diciamo". Questo è il livello verbale della comunicazione ovvero il contenuto del discorso.Per quanto possa essere importante, il contenuto del messaggio rischia di passare in maniera poco efficace, di perdere d'importanza, se non è accompagnato da una comunicazione non verbale congruente e in linea con quello che si dice. Il corpo, la gestualità, il tono di voce, le pause, lo sguardo, allineati e congruenti con il contenuto del discorso, lo rendono molto più efficace.
Ma qual è la regola della gestualità per una comunicazione efficace? L'unica regola è che non ci sono regole se non quella di essere congruenti con ciò che diciamo. È forse un messaggio efficace quello che lanciano molti politici o oratori che, dicendo quanto sono convinti di una decisione o un progetto, sono titubanti nella voce e sfuggenti con lo sguardo? Restiamo sulla politica come esempio: è abbastanza interessante notare nei vari telegiornali le cosiddette "reazioni a caldo" dei politici ad un evento particolare o a una dichiarazione importante di qualcuno: quasi tutti dicono la stessa cosa (livello verbale) ma, preferenze politiche a parte, quello che ci rimane più impresso è colui che ha comunicato "meglio" il suo messaggio con la voce, con lo sguardo e magari con un gesto. Bettino Craxi non era forse conosciuto per le pause che faceva ogni tanto? Lo scopo era attirare l'attenzione prima di un concetto importante. E Gianfranco Fini non è un ottimo oratore? (va sempre con lo sguardo da una parte all'altra della platea per non dimenticare nessuno degli ascoltatori).
Certo, è impossibile tenere l’attenzione di un pubblico per otto ore raccontando solo una marea di sciocchezza: per quanto si sia bravi nel raccontarle, per quanto si sia congruenti con il corpo e con la voce, sempre sciochezze restano e l'uditorio molto probabilmente si "ribellerà". Non si può prescindere dal contenuto. E' un gioco che può reggere, però, solo per poco tempo. Se mancano i contenuti, non c'è niente da rafforzare con la comunicazione non verbale!
Quando parliamo in pubblico, la parte del corpo più "a rischio figuraccia" sono le mani. Non sappiamo dove metterle; e ce le portiamo appresso come due appendici ingombranti, che non sappiamo dove mettere. In tasca? No, è maleducato. Dietro la schiena? No, potremmo apparire poco sinceri. Sotto le ascelle, con le braccia incrociate? Nemmeno: sembreremmo sulla difensiva. Le mani dovrebbero seguire il filo del discorso, sottolineandone i passaggi con la loro gestualità. Cosa che viene spontanea per i professionisti, ma che risulta difficilissima per i principianti. Ai quali si consiglia di tenere in mano una penna, oppure un paio di occhiali. Così, con le mani occupate, non hanno il problema di cosa farne.
Per fortuna, sembriamo più sicuri di quanto non siamo davvero. I piccoli errori, che ci sembrano enormi – una parola pronunciata male, un’incertezza, un colpo di tosse nervosa – non vengono nemmeno notati dagli altri. E se non si può nascondere un inciampo, conviene buttarla sul ridere. Con frasi come: "Lasciatemi riprovare, stavolta in italiano!" oppure: "La mia dentiera ha qualche problema!" La gente scoppierà a ridere, e il ghiaccio sarà rotto.
Altri consigli pratici per quello che riguarda la comunicazione non verbale:
•Mai parlare guardando in basso.
•Rispettare le pause: sono ciò che trasformano il discorso in una conversazione.
•Fermarsi di tanto in tanto, come per pensare, fa sembrare più sinceri
•Prima di cominciare a parlare è utile guardare negli occhi ciascuno dei tuoi ascoltatori. Ogni secondo che aspetterai renderà più forte il tuo incipit.
•Gli uomini e le donne acquistano “statura” attraverso il silenzio “strategico”, generando un clima di attesa per ciò che stanno per dire
•Sorridete e mettete passione nell'esposizione
•Non leggete, preparatevi prima e parlate a braccio
•Fissate lo sguardo, a turno, su tutto il pubblico presente in sala
Gli strumenti visivi
I supporti visivi, dalle fotocopie da distribuire al pubblico alle presentazioni audiovisive, possono arricchire una presentazione verbale. Naturalmente non sono adatti a tutte le circostanze. Utili durante lezioni, conversazioni o presentazioni, tali supporti sono certamente fuori luogo in un discorso tenuto durante una cerimonia o alla fine di un banchetto.
Il cervello umano recepisce meglio gli stimoli visivi che quelli uditivi. Allo stesso modo un supporto visivo distoglie l'attenzione del pubblico da qualunque altro stimolo, compresa la voce dell'oratore. Di conseguenza il discorso e la presentazione visiva non devono essere in concorrenza fra loro. È bene utilizzare i supporti visivi soltanto per illustrare un concetto, non certo per affermarlo.
Quando il pubblico si trova di fronte ad una informazione visiva è probabile che la scorra e che si faccia un'idea di ciò che verrà detto e che tragga quindi le proprie conclusioni prima che l'oratore abbia aperto bocca. In questo modo, l'oratore perderà completamente il controllo del processo mentale del pubblico. Una presentazione è un prodotto informativo con una struttura e un'organizzazione interna, e non è fatta per impressionare la platea. Inoltre non è autosufficiente: è solo un ausilio al relatore e si affianca sempre a un'esposizione orale.
Come ogni pratica di comunicazione, anche le presentazioni richiedono un esame preliminare dei contenuti che dobbiamo comunicare. Come prima cosa bisogna tutti i nostri contenuti, cercando di scomporli il più possibile nei loro elementi "atomici".Successivamente, questi elementi potranno essere ricomposti secondo una logica di raggruppamento omogenea.A questo punto possiamo iniziare a creare la nostra presentazione.
E’ importante stabilire il concept della presentazione, ovvero l'elemento, o l'insieme di elementi grafici ricorrenti che dà omogeneità alla presentazione. Può essere un colore, una linea, un insieme di fotografie o altri elementi che contraddistinguono in maniera uniforme la presentazione. L'importante è che questo canale, che costituisce il "contenitore" dei nostri messaggi, sia il più possibile coerente che gli scopi della presentazione stessa e sia, ovviamente, mantenuto per tutta la sequenza delle slide.
Per quello che riguarda i supporti scritti (slide, lucidi, fotocopie, grafici, presentazioni, brochure) conviene ricordare alcune regole:
· Non scrivete mai i testi in maiuscolo. Danno un senso di urlo e sciatteria.
· Non usate mai il testo ombreggiato. Non dà alcun valore aggiunto e riduce inutilmente la leggibilità.
· Usate il grassetto con intelligenza. Non scrivete tutto in grassetto, e non grassettate "a caso".
· Usate font chiari. I font migliori sono arial e verdana. Evitate sempre Times new roman e comics.
· Punti elenco. Usateli solo per gli elenchi, non per i paragrafi.
· Dimensioni. Meglio piccole. Datevi 28pt come limite massimo (solo per i titoli), ma taratevi, in media, tra 14 e 18 pt per la maggior parte dei testi.
· Gerarchia dei font. Usate la dimensione dei font come indicatore per fare capire se è un titolo, un titoletto, un testo una didascalia.
Come per la formattazione e per le forme geometriche anche nel caso dei colori vale un forte invito alla sobrietà: è un elemento grafico molto forte e va usato in modo funzionale, pertinente e con coerenza.
In generale, i colori di una presentazione non dovrebbero superare il numero di quattro (più il colore di sfondo). Non aumentate questo numero, se non volete dare un effetto "carnevale" alla vostra presentazione. Inoltre, stabilite preliminarmente le funzioni di ciascun colore.
La chiusura
Nell’atterraggio, ovvero la chiusura, bisogna riassumere il contenuto del discorso, e terminare con una frase strappa-applausi. Questa è la parte più delicata del discorso, insieme con il decollo, perché le ultime parole pronunciate sono quelle che si ricordano di più, e il successo del discorso si giudica innanzitutto dal calore dell’applauso. Che viene scatenato, in buona parte, dalle battute finali, che quindi vanno preparate in anticipo.
Se la prima impressione è quella che crea il giudizio, l’ultima impressione è quella che rimane e che lo rende immutabile.
Il motivo per cui è bene riassumere quanto si è detto prima è che serve ripetere la tesi portante. Cicerone scrisse che "L’inizio del discorso introduce l’argomento, la parte centrale lo sviluppa, la fine lo riassume". E si deve riassumere in modo brillante e veloce, senza annoiare. Chiudendo è utile appellarsi alle emozioni: l’onore, la speranza, l’amore e in certe occasioni la paura.
Per strappare gli applausi, un buon metodo è alzare la voce nell’ultima frase: la farà sembrare memorabile.
Anche Aristotele suggerisce di far sì che l’ascoltatore intravveda la fine del discorso, perché è come un atleta, che quando ha in vista l’arrivo si fa coraggio e continua a correre
sabato 23 febbraio 2008
venerdì 22 febbraio 2008
Ascoltare il pubblico
Quando si parla di comunicazione si pensa sempre che la cosa più importante sia sapersi esprimere. Ma, per dirla con Giancarlo Livraghi, l'arte più preziosa e sottile è il saper ascoltare. Saper ben ascoltare può portare la mente a nuove idee, a nuove soluzioni, ad arricchimento della persona. E' un'abilità che può essere molto utile anche per la crescita professionale; contribuisce notevolmente ad essere bravi genitori, dei buoni figli, degli insostituibili compagni.
La comunicazione è quello che la gente capisce, non quello che noi diciamo. E in questo processo di comprensione c’è il filtro di esperienze personali, di convinzioni, di pregiudizi. I pregiudizi possono essere una fregatura o un paracadute. Ma sono qualcosa che tutti abbiamo e con i quali dobbiamo confrontarci. Per comunicare con creatività, bisogna saper ascoltare con creatività.
Una delle cose piu' difficili è captare i messaggi che provengono dal pubblico: possono indicare noia, interesse, approvazione e disapprovazione.Non bisogna dare molta importanza a qualcuno che, durante un suo discorso, guarda l'orologio. Tuttavia quando questo qualcuno si toglie l'orologio e lo picchietta con il dito per verificare se per caso si è fermato, allora vuole senz'altro dire che si è parlato troppo. I grandi attori leggono i segnali provenienti dal pubblico in modo innato: sanno quando forzare la mano, quando attendere l'applauso, quando provocare la risata; tuttavia chiunque di noi può imparare a "udire" il linguaggio non verbale che proviene dai nostri interlocutori.
Dialogare non vuol dire soltanto parlare, ma sapere ascoltare. Gli altri si accorgono se noi siamo interessati a loro o no. Dobbiamo identificarci con il nostro pubblico, renderlo partecipe ed adeguarci ad esso. Piu' volte è stato detto che dobbiamo smetterla di parlare a... e cominciare a parlare con.... Ma che cosa comporta ascoltare? Si tratta di un processo attivo di ricevere i segni, decodificarli e ricordarli. Percepire, capire, valutare, rispondere : queste sono le varie fasi dell’ ascolto. Le sue minacce sono il rumore e le distrazioni, interne ed esterne: si superano con la concentrazione, la preparazione e l’interazione.
Non è difficile individuare il canale di comunicazione degli interlocutori e mettersi così sulla stessa lunghezza d'onda. E’ utile, in questi casi, ascoltare i cosiddetti predicati verbali e cioè i vari modi di dire. La persona sensibile al filtro visivo userà ad esempio verbi come vedere, dipingere, chiarire, focalizzare, osservare, schematizzare, ed aggettivi come chiaro, scuro, limpido, fosco, colorato, brillante. Chi privilegia il filtro auditivo si esprimerà con frasi di tipo "ti ascolto attentamente", "qualcosa mi dice che", con verbi come suonare, intonare, sussurrare, dire, ed aggettivi come sordo, crescendo, armonico. Il tipo cinestesico utilizzerà espressioni come: "ho afferrato il concetto", "sono molto sensibile" e "ho la sensazione". Verbi come contattare, impressionare, sensibilizzare, muoversi; aggettivi some soffice, duro, duttile, corposo.
Riuscire a valutare la tipologia del nostro interlocutore ci consentirà di metterci nella sua stessa lunghezza d'onda. Il tipo visivo viene molto condizionato dalla posizione dell'interlocutore, vicino o lontano, in piedi o seduto, fermo o deambulante. Il tipo auditivo da' molta sostanza alle parole, ama le domande precise e circostanziate, il linguaggio curato, le pause per digerire i concetti senza essere incalzato. Il tipo cinestesico ama "l'effetto pelle" in quanto capta sensazioni positive e negative. è impulsivo, tocca le persone mentre parla, entra subito in confidenza dando del tu e preferisce gli esempi pratici alle disquisizioni filosofiche.
La fobia del pubblico
Parlare su un palco, con decine di occhi fissati su di sé, può dare luogo ad un comprensibile nervosismo, ed il nervosismo è il peggior nemico dell’esposizione. Ecco 10 buone regole per ridurre l’ansia di parlare in pubblico.
1. Conosci l’ambiente
Un primo aiuto all’esposizione consiste nel familiarizzare con l’ambiente nel quale si parlerà. E’ una buona idea arrivare con un certo anticipo e camminare nella stanza e nello spazio riservato agli oratori fermandosi davanti al leggio e provando a parlare dentro il microfono.
2. Conosci l’uditorio
Se possibile, conviene presentarsi a qualcuno degli ascoltatori e conversare con loro. È più semplice parlare con un gruppo di amici che con un gruppo di estranei.
3. Conosci il tuo materiale
Bisogna esercitarsi nel proprio intervento e rivederlo fino a quando l’esposizione non sarà fluida. Ci si concentra su ciò che si deve dire, non su come si dice. Ed è meglio memorizzare i concetti che le parole: è molto più facile, e mette al riparo da figuracce. Perché se imparando a memoria le parole, probabilmente se ne dimenticherà qualcuna, e non sapendo come proseguire si cadrà nel panico.
4. Impara a rilassarti
Ci sono molti esercizi mirati ad alleviare la tensione. Uno consiste nel sedersi comodo, con la schiena dritta. inspirando lentamente e trattienendo il fiato per 4-5 secondi, per poi espirare lentamente. Per rilassare i muscoli della faccia, si possono aprire gli occhi e allargare la bocca, quindi richiuderli stretti.
E’ utile respirare profondamente, con la pancia, per dissolvere la tensione, ma è ancora più utile espirare con forza. La sensazione di vuoto che si prova quando si è espulso tutto il fiato è utilissima per sentirsi "un vaso pronto ad essere riempito". Inspirare ed espirare lentamente per due minuti, concentrandosi sull’aria che entra e che esce, fa sentire molto più rilassati. Per sciogliere i muscoli del collo, si fa muovere lentamente su e giù, come per annuire, e poi si ruota dolcemente, e alternativamente, a destra e a sinistra. I muscoli del collo sono i primi a contrarsi quando si è tesi; sciogliendoli si contribuisce a rilassarsi.
Se la paura persiste, si può imparare a dominarla controllandone la valvola di sfogo. Tutti noi, quando proviamo del nervosismo, facciamo qualcosa che lo tradisce (mordersi le labbra, toccarsi i capelli..) cose che non possiamo fare davanti a un uditorio, quando dobbiamo apparire sicuri di noi stessi. Allora diamo libero sfogo alla tensione là dove nessuno se ne accorge: nei piedi, muovendo le dita; oppure nei polpacci, tendendo e rilassando la muscolatura.
5. Visualizza te stesso nell’atto di parlare al pubblico
Immagire se stessi mentre si cammina sicuro verso il leggio, tra gli applausi del pubblico, ed immaginarsi parlare, la voce chiara, forte, rassicurante, avrà un effetto incredibile. Visualizzare il successo fa ottenere il successo.
6. Realizza il fatto che la gente vuole che tu abbia successo.
Qualsiasi uditorio desidera uno speaker interessante, stimolante, divertente e ricco di informazioni interessanti. Loro desiderano che l’oratore abbia successo, non che fallisca.
7. Non scusarti.
Nella maggior parte dei casi il nervosismo non si manifesta per nulla. Se non se ne parli, nessuno lo noterà. Se invece si menziona o ci si scusa per qualsiasi problema che si potrà avere durante l’esposizione, non si fa altro che attirare l’attenzione su di essi.
8. Concentrati sul messaggio, non sul mezzo.
La sensazione di nervosismo sparirà se si concentra l’attenzione lontano dall’ ansia, verso il messaggio e l’ uditorio, anzichè verso se stessi.
9. Trasforma il nervosismo in energia positiva
La stessa energia nervosa che causa il panico da palco può essere una risorsa; si può imbrigliarla e trasformarla in vitalità ed entusiasmo.
10. Accumula esperienza
L’esperienza porta sicurezza, questa è la chiave per parlare in pubblico in maniera efficace. La maggior
Lo svolgimento
Se l’attacco può essere paragonato alla fase del decollo, lo svolgimento rappresenta la fase di volo in cui va esposta la tesi, sostenendola con esempi, citazioni, dati. I numeri sono importanti per dimostrare la validità delle idee.
Se qualcuno si distrae, un buon espediante è modificare il tono della voce: si può alzarlo, oppure parlare un po’ più lentamente, o fare una breve pausa. Tutto ciò che rompe l’uniformità del discorso aiuta a riprendere l’attenzione. Si può anche raccontare una battuta spiritosa, o una barzelletta, o un episodio buffo o drammatico: conviene tenerne qualcuno di scorta, e potranno tornare utili se la gente comincia a sbadigliare. Se lo fanno, vuol anche dire che è tempo di chiudere..
Quali sono i tratti fondamentali di una buona esposizione? In primo luogo la chiarezza: usare i termini in senso proprio.
Non bisogna adottare un registro
Lo stile
Quando si dice qualcosa di esagerato bisogna autocensurarsi in anticipo, per mostrare che si sa che si sta esagerando. (Dirò un’enormità: …).
L’unico modo per apparire a proprio agio nel parlare è fare pratica. Questa è una attività che non si può delegare a nessun altro. Ci sono tecniche specifiche usate per fare pratica che non richiedono molto tempo. Una di queste tecniche è chiamata “bits”, e consiste nel fare pratica su un pezzo piuttosto corto, più e più volte, non ripetendolo parola per parola ma semplicemente enunciandolo a braccio. In questo modo si riduce il rischio di improvvisi vuoti mentali se ci fosse una qualche distrazione mentre l’oratore è sul palco.
Fatti conosciuti e noiosi raramente coinvolgono la gente. E’ essenziale imparare ad usare parole che evocano emozioni nella gente: questo avrà un impatto molto maggiore quando parli. Ci sono molte emozioni che si possono innescare nel pubblico semplicemente con la scelta delle parole: felicità, rabbia, tristezza, nostalgia sono solo alcuni esempi. Conoscere lo scopo per cui si è di fronte al gruppo aiuta a scegliere quale emozione suscitare. Quando lo scopo è conosciuto, scegliere le parole per ottenere la risposta emozionale desiderata è molto più facile. Bisogna scegliere quelle parole che significano qualcosa al per il pubblico.
domenica 10 febbraio 2008
Dopo il secondo incontro ...
Qui di seguito trovate un paio di articoli e le presentazioni che ho illustrato a Lucca.
Vi ricordo che la prossima volta ciascuno dei partecipanti dovrà fare un intervento per un massimo di 2 minuti, mettendo il massimo della cura per coinvolgere ed interessare l'uditorio. Potrete decidere se raccontare una storia oppure se argomentare una tesi che vi sta a cuore. Il fine comunque è quello di esercitare la vostra capacità oratoria, provando a mettere in pratica i consigli ricevuti sia in termini di trattamento dei contenuti (attacco, svolgimento chiusura) che in termini di postura e di linguaggio corporeo (lo sguardo, le pause, i gesti, il tono di voce).
Buon divertimento
Come cominciare
All’ inizio tutto è possibile: a metà le cose diventano possibili, alla fine tutto è necessario. Che cosa si intende dire con questa frase? Che fra tutte le parti del discorso, l’apertura è quella che stabilisce le possibilità ed i limiti dell’intervento stesso.
Il decollo serve per catturare l’attenzione, quindi conviene entrare immediatamente nel vivo, senza noiose introduzioni. L’attacco efficace è breve e incisivo. Può essere utile cominciare con una battuta spiritosa – ma solo se sappiamo farla – che aiuti a rendere l’uditorio un gruppo più coeso, oppure possiamo cominciare con una frase forte, ad effetto, che attiri l’interesse del pubblico. Si può anche partire con un esempio, o raccontando qualcosa che è capitato direttamente all’oratore. L’esperienza personale aiuta a presentarsi e a stabilire una relazione. Frasi come "L’altra sera, tornando a casa, ho notato una macchina rossa davanti al mio portone" afferrano subito l’attenzione dell’uditorio e lo tengono legato alla sedia, in attesa che la storia si sviluppi nella fase centrale del discorso, quella "di volo".
Il lavoro preparatorio
Il lavoro preparatorio
lavoro
Il lavoro preparatorio è una fase delicata, che comprende una serie di attività utili alla stesura di un discorso ben fatto e alla successiva esposizione. La procedura può seguire questo schema:
· Raccolta delle informazioni
· Approfondimenti e domande
· Stesura di una lista di punti principali
· Ricerca di materiali utili all’esposizione
· Prima scrittura del discorso
L’informazione è alla base della capacità retorica, e della possibilità di costruire argomentazioni convincenti, senza informazioni a nostra disposizione, senza sapere il nostro discorso è vuoto. L’informazione deve essere completa, congruente e ben selezionata. Bisogna aver chiaro fin dall’inizio cosa si deve conoscere per poter parlare con proprietà di un certo argomento.
E’ EÈ importante farsi molte domande, cercare i perché delle cose che succedono. Risulta convincente e chiaro nel discorso chi mostra di aver capito i motivi delle azioni, chi è capace di fare previsioni fondate su considerazioni intelligenti e non superficiali.
Prima di iniziare a scrivere il proprio discorso, conviene scriver una lista dei punti principali che si vogliono affrontare. È meglio che il loro numero sia compreso fra due e cinque, ed ognuno di essi può essere espresso in più di una o due frasi. Affrontare più di cinque punti è sconsigliabile, perché l’intera discussione potrebbe diventare troppo dispersiva e si potrebbero perdere di vista le questioni fondamentali, ossia quelle che si vuole che la gente ricordi.
È più facile persuadere il pubblico se si parla sullo specifico anziché in generale. Conviene fare ricerche per trovare esempi specifici che illustreranno, con un forte impatto i vostri punti di vista. Le statistiche sono noiose se sfruttate troppo, ma sono uno strumento utilissimo quando ci sono da fare confronti e comparazioni. Le persone tendono a mantenere e ricordare le informazioni se queste sono nuove, rilevanti, e presentate attraverso paragoni e contrasti vividi.
Non conviene scrivere e modificare il discorso allo stesso tempo. La cosa migliore è buttare giù la prima stesura nel momento in cui si hanno le prime idee, senza preoccuparsi dell’ortografia, della punteggiatura, della grammatica o di come suonerà il discorso. Le modifiche al discorso e le sue rifiniture sono processi separati, che dovrebbero essere fatti dopo la prima scrittura. È molto importante strutturare il proprio discorso in maniera netta e logica, con un inizio, una parte centrale ed una conclusione.
Ci sono molti aspetti di preparazione del discorso che devono essere osservati.
La preparazione mentale è quella che comprende il rilassamento, la visualizzazione creativa, la congruenza verbale, paraverbale e non verbale, lo studio ed il miglioramento delle caratteristiche dell’esecuzione ed il loro ancoraggio, le riflessioni sullo spazio e sul focus visivo, la preparazione sul pubblico è quella che identifica l’uditorio in base a determinate caratteristiche di conoscenza (età, competenza, convinzioni e valori, desideri, modalità di convocazione edi partecipazione..) e di tipologia (partecipe, passivo, spontaneo, non spontaneo), la preparazione sull’ ambiente è quella che studia questioni più pratiche come luci, suoni, profumi e strumenti, e la preparazione della scaletta è infine quella che contiene le indicazioni su come tenere il discorso nel caso specifico (bisogna evitare sia di memorizzare ogni sillaba, sia di scrivere tutto: gli appunti non devono essere piatti, ma è un errore anche lasciarsi andare all’improvvisazione. E’ molto utile studiare in anticipo una serie di parole chiave da mettere in evidenza più volte nell’esposizione).
domenica 27 gennaio 2008
Il potere della parola
“La parola è un potente signore che, pur dotato di corpo piccolissimo e invisibile compie le opere più divine. Essa può far cessare il timore, togliere il dolore, dare una gioia, accrescere la compassione. Chi la ascolta è invaso da un brivido, dal terrore, da una compassione che strappa le lacrime e da una struggente brama di dolore. Il fascino divino che suscita la parola è anche generatore di piacere e può liberare dal dolore. La forza dell'incantesimo, accompagnandosi all'opinione dell'anima, la seduce, persuade e trasforma per mezzo del suo incanto."
Questo diceva Aristotele nel suo trattato sull’arte retorica. Ma che cosa si intende con arte retorica? La retorica è definita come la facoltà di scoprire il possibile mezzo di persuasione riguardo a ciascun soggetto. La persuasione avviene quando gli ascoltatori siano condotti dal discorso a convincersi da sé stessi – grazie agli argomenti forniti – della fondatezza di un certo giudizio o di un particolare punto di vista. Per giungere a tale posizione può essere utile lo stimolo di un’emozione – amore, odio, gioia, dolore – e comunque l’ascoltatore deve poter riconoscere il vero, o ciò che appare tale, attraverso l’intervento dell’oratore-retore.
Si capisce quindi che l’arte di persuadere affonda le sue radici nel processo di comunicazione.
Attraverso questo processo una emittente invia un messaggio in un contesto attraverso un mezzo ad un ricevente, che è portato a rispondere con un feedback di qualche genere.
Parlare in pubblico in qualunque contesto ha, come primo scopo, quello di convincere. Anche quando lo scopo potrebbe sembrare essere quello di intrattenere, di divertire o di informare, in realtà staimo pur sempre convincendo i nostri ascoltatori della necessità-utilità di essere informati, intrattenuti o divertiti.
Gli argomenti di un intervento in pubblico variano a seconda del contesto: in una assemblea di condominio dovremo dimostrare ai nostri ascoltatori che dei lavori sono o non sono necessari, in una interrogazione o conferenza dovremo mostrarci invece preparati, in una riunione di lavoro lo scopo sarà far prevalere la nostra posizione, convincere della propria linea o del fatto che siamo la persona più adatta (o non adatta) a svolgere un determinato lavoro. L’arte di saper parlare agli altri è un mezzo utilissimo, che si applica a tutti gli ambiti della vita.
Chi parla in pubblico si deve sforzare di:
1. Essere appropriato
2. Bilanciare gli obiettivi di comunicazione in conflitto
3. Adattarsi all’interlocutore
4. Riconoscere gli ostacoli (culturali, ambientali, personali, relazionali e di linguaggio) e superarli
5. Essere onesto, sincero e trasparente
6. Essere innovatore
7. Dimostrarsi competente ed esperto
8. Mostrare determinazione ed entusiasmo per l’argomento
9. Non smettere mai di incuriosirsi e di cercare nuove informazioni
10. Avere pazienza e tenacia
Deve anche dimostrarsi sufficientemente sicuro di se nell’esposizione, perché l’atteggiamento contrario, di paura, può bloccare. D’altro canto non deve neppure abbandonarsi alla supponenza: l’umiltà è un principio importantissimo, segno di vera competenza, di potere, e di conoscenza accurata della realtà. Inoltre un atteggiamento umile tende a creare simpatia nell’uditorio.
Scopo primario dell’oratore è di coinvolgere il pubblico, miscelando adeguatamente quattro ingredienti: intrattenere, divertire, informare e formare.
Si intrattiene il pubblico con metafore, aneddoti – storie –, argomenti che toccano i valori comuni come giustizia o libertà. Si diverte con battute, barzellette, azioni che servono a far scaricare la tensione e riportare la curva dell’attenzione ai giusti livelli. Si informa passando informazioni/sapere attraverso dati, anche con l’aiuto di slides o altri supporti multimediali. Si forma aiutando il nostro pubblico a passare dal sapere al saper fare, organizzando simulazioni ed esercizi (azione tipica del training).
Ripensando al primo incontro del corso ...
Mi spiace che non abbiamo avuto la possibilità di dedicare più tempo agli esercizi, ma la prossima volta, almeno per uno degli esercizi, ci dividederemo in due gruppi, così che sia più facile coinvolgere ciascuno.
In questo blog, siete invitati a presentare le vostre riflessioni, i vostri commenti o le vostre domande per iscritto. Saper scrivere bene è utile per chi voglia esercitarsi a parlare meglio in pubblico. Come vedremo la prossima volta esiste infatti una connessione tra oralità e scrittura ....
Eppoi attraverso il blog possiamo condividere ulteriori contenuti che in aula non siamo riusciti a toccare. Per esempio, nel prossimo post, metterò un articolo che in una certa misura, ripropone alcuni contenuti dell'incontro.
Un saluto,
Giancarlo
venerdì 25 gennaio 2008
Parlare bene per convincere gli altri
L’Associazione per la Famiglia “I Baluardi”
organizza un Corso di comunicazione
A tutti capita (o capiterà) di dover parlare in pubblico
e questa abilità può essere decisiva in molte occasioni.
Di fronte ad un'interrogazione a scuola, davanti ad una telecamera – o ad un microfono – in occasione di un'intervista, nel corso di una riunione di condominio, in un'aula giudiziaria, durante un incontro politico, o semplicemente tra amici, quando si deve fare un brindisi o si deve decidere quale film andare a vedere, parlare bene in pubblico può essere molto utile.
Con un appropriato training tutti possono raggiungere un buon livello di oratoria per quanto si possa essere intimiditi da un pubblico di sconosciuti.
Obiettivi del corso
1. Innalzare la capacità e il piacere di parlare in pubblico;
2. Imparare a tenere brevi discorsi valorizzando la preparazione remota ed ottimizzando quella prossima;
3. Saper valutare – e migliorare – il proprio impatto verbale, paraverbale e non verbale.
4. Acquisire i rudimenti teorici dell'arte oratoria.
Risultati attesi
La frequenza al corso permetterà ai partecipanti di:
- superare la naturale riluttanza (timidezza) a parlare in pubblico
- imparare a strutturare interventi orali e ad effettuarli con efficacia
- conoscere meglio sé stessi e le reazioni del pubblico
Attività e metodologia didattica
Le lezioni, di 3 ore ciascuna, saranno costituite di due parti:
1. esposizione e discussione sugli aspetti teorico-pratici relativi al parlare in pubblico
2. esercitazioni pratiche, simulazioni e registrazioni (con l'ausilio di telecamera e registratore).
Durata, orario e luogo del corso
Il corso durerà 12 ore (4 lezioni di 3 ore ciascuna), con un intervallo di 30 minuti per la cena (buffet freddo provvisto dagli stessi partecipanti). Si terrà presso la sede dell’Associazione “I Baluardi” - Via Villa Altieri, 230 - S. Donato - Lucca, dalle ore 19,00 alle 22,30; nei giorni di venerdì del nuovo anno:
24 gennaio
8 febbraio
22 febbraio
7 marzo.
Programma del corso
1° incontro Introduzione. Le fasi di una presentazione: la preparazione.
2° incontro L'inizio dell'intervento.
3° incontro Il corpo dell'esposizione.
4° incontro La conclusione. Le skills dello speaker e gli strumenti ausiliari.
Testi raccomandati
Luca Baiguini, Il pubblico nelle tue mani, Franco Angeli 2004
James C. Humes, Speak like Churchill, stand like Lincoln, 21 Powerful Secrets of History's greatest speakers, Three Rivers Press 2002.
Docente
Giancarlo Polenghi, giornalista e pubblicitario, insegna marketing dei servizi presso la Pontificia Università della Santa Croce. Ha insegnato comunicazione presso la University of Asia and the Pacific a Manila (Filippine) e presso la Western Kentucky University, a Bowling Green Kenkucky (USA). È partner e direttore creativo di MCM, un'agenzia di comunicazione specializzata in marketing relazionale e in comunicazione editoriale.
Iscrizioni al corso
Il corso prevede una quota di rimborso spese pari a 60,00 euro. Per informazioni e iscrizioni telefonare alla Associazione per la famiglia “I Baluardi” (Renato di Giuseppe 340-7723315; Maria Silvestri 338-1907568; Federico Favali 339-4385687; Juan Carlo Otero 393-1480939; Rolando Silvestri 347-3219060). Per motivi organizzativi comunicare la propria adesione, riempiendo la scheda sottostante (con acconto di 20 euro), entro e non oltre l’11 gennaio 2008. Nel caso che il numero degli iscritti non raggiungesse il numero di 12, il corso verrà cancellato e le quote di iscrizione rimborsate.
Scheda di iscrizione
Nome: ....................................................................................................................................
Cognome: ....................................................................................................................................
Età: ....................................................................................................................................
Nucleo familiare: ....................................................................................................................................
Scuola/Università/Facoltà: ....................................................................................................................................
Professione: ....................................................................................................................................
Telefono di casa: ....................................................................................................................................
Telefono cellulare: ....................................................................................................................................
E-mail: ....................................................................................................................................
Indirizzo di casa: ....................................................................................................................................
Data: ....................................................................................................................................
Firma: ....................................................................................................................................
Trattamento dati personali
Ai sensi dell’art.13 del D.Lgs 196/2003, do il consenso a raccogliere, detenere e utilizzare i dati personali espressi nella presente scheda di partecipazione, da parte della Associazione per la Famiglia “I Baluardi” che li tratterà secondo la normativa vigente, per le finalità previste dallo Statuto.
Data e Firma: ……………………………………………………………………………………………….
