venerdì 22 febbraio 2008

Ascoltare il pubblico

Quando si parla di comunicazione si pensa sempre che la cosa più importante sia sapersi esprimere. Ma, per dirla con Giancarlo Livraghi, l'arte più preziosa e sottile è il saper ascoltare. Saper ben ascoltare può portare la mente a nuove idee, a nuove soluzioni, ad arricchimento della persona. E' un'abilità che può essere molto utile anche per la crescita professionale; contribuisce notevolmente ad essere bravi genitori, dei buoni figli, degli insostituibili compagni.

La comunicazione è quello che la gente capisce, non quello che noi diciamo. E in questo processo di comprensione c’è il filtro di esperienze personali, di convinzioni, di pregiudizi. I pregiudizi possono essere una fregatura o un paracadute. Ma sono qualcosa che tutti abbiamo e con i quali dobbiamo confrontarci. Per comunicare con creatività, bisogna saper ascoltare con creatività.

Una delle cose piu' difficili è captare i messaggi che provengono dal pubblico: possono indicare noia, interesse, approvazione e disapprovazione.Non bisogna dare molta importanza a qualcuno che, durante un suo discorso, guarda l'orologio. Tuttavia quando questo qualcuno si toglie l'orologio e lo picchietta con il dito per verificare se per caso si è fermato, allora vuole senz'altro dire che si è parlato troppo. I grandi attori leggono i segnali provenienti dal pubblico in modo innato: sanno quando forzare la mano, quando attendere l'applauso, quando provocare la risata; tuttavia chiunque di noi può imparare a "udire" il linguaggio non verbale che proviene dai nostri interlocutori.

Dialogare non vuol dire soltanto parlare, ma sapere ascoltare. Gli altri si accorgono se noi siamo interessati a loro o no. Dobbiamo identificarci con il nostro pubblico, renderlo partecipe ed adeguarci ad esso. Piu' volte è stato detto che dobbiamo smetterla di parlare a... e cominciare a parlare con.... Ma che cosa comporta ascoltare? Si tratta di un processo attivo di ricevere i segni, decodificarli e ricordarli. Percepire, capire, valutare, rispondere : queste sono le varie fasi dell’ ascolto. Le sue minacce sono il rumore e le distrazioni, interne ed esterne: si superano con la concentrazione, la preparazione e l’interazione.

Non è difficile individuare il canale di comunicazione degli interlocutori e mettersi così sulla stessa lunghezza d'onda. E’ utile, in questi casi, ascoltare i cosiddetti predicati verbali e cioè i vari modi di dire. La persona sensibile al filtro visivo userà ad esempio verbi come vedere, dipingere, chiarire, focalizzare, osservare, schematizzare, ed aggettivi come chiaro, scuro, limpido, fosco, colorato, brillante. Chi privilegia il filtro auditivo si esprimerà con frasi di tipo "ti ascolto attentamente", "qualcosa mi dice che", con verbi come suonare, intonare, sussurrare, dire, ed aggettivi come sordo, crescendo, armonico. Il tipo cinestesico utilizzerà espressioni come: "ho afferrato il concetto", "sono molto sensibile" e "ho la sensazione". Verbi come contattare, impressionare, sensibilizzare, muoversi; aggettivi some soffice, duro, duttile, corposo.

Riuscire a valutare la tipologia del nostro interlocutore ci consentirà di metterci nella sua stessa lunghezza d'onda. Il tipo visivo viene molto condizionato dalla posizione dell'interlocutore, vicino o lontano, in piedi o seduto, fermo o deambulante. Il tipo auditivo da' molta sostanza alle parole, ama le domande precise e circostanziate, il linguaggio curato, le pause per digerire i concetti senza essere incalzato. Il tipo cinestesico ama "l'effetto pelle" in quanto capta sensazioni positive e negative. è impulsivo, tocca le persone mentre parla, entra subito in confidenza dando del tu e preferisce gli esempi pratici alle disquisizioni filosofiche.

Non è certamente facile stabilire in una platea di 50 persone se la maggioranza di questi sono visivi, uditivi o cinestesici, ma ricordiamoci che queste persone giudicano il nostro comportamento, e che quindi i nostri atteggiamenti e la nostra mimica hanno piu' importanza di quanto non pensiamo. Ricordiamoci, ad esempio, che certe gestualità hanno significati ben precisi: mai tenere le mani chiuse a pugno, mai contorcerle; far schioccare le dita, mangiarsi le unghie e compiere gesti come aggiustarsi la cravatta, sistemarsi la giacca o i pantaloni: sono indici di nervosismo o insicurezza.



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