giovedì 6 marzo 2008

Rispondere ai provocatori

Le persone piu' maligne e indisponenti, dice Heinz Goldman, uno dei massimi esperti internazionali di comunicazione, si siedono sempre in fondo alla sala quando state per tenere una conferenza e cercano di formare il "branco". Cercate di farle sedere davanti, saranno piu' scoperte, piu' timide, percio' meno aggressive. Quando vi aggrediranno con le loro domande malefiche, se sono ancora dietro, cercate di farle venire piu' avanti. Basta dire: "non si sente, puo' venire, per favore, piu' avanti?" Ricordate sempre che il lupo senza il branco e' un agnello, accoglietelo con calore, disponibilita' e gentilezza; riformulate la sua domanda, vi accorgerete che la sua aggressivita' iniziale si e' spenta.

Per assicurarsi che i provocatori non interrompano la propria presentazione, un altro metodo consiste nell’ avere gente nel gruppo che identifichi i disturbatori PRIMA che l’evento abbia luogo. Dopo di che, si può dare loro l’attenzione che desiderano coinvolgendoli in una intervista o in qualche altra iniziativa, per poi menzionare il loro nome durante il discorso. Così si elimina virtualmente il pericolo che creino problemi, in quanto ci si appella alla loro stessa opinione. E’ una buona tecnica, ma attenzione! Non bisogna menzionare esclusivamente quel nome, o il resto del pubblico che riconosce la persona in questione come un disturbatore potrebbe pensare che siete simili a lui. Citate un grande varietà di persone fra il pubblico. Soltanto assicuratevi che i cattivi soggetti siano inclusi, dato che normalmente questi li tiene a bada.

C'e' un grande nemico dell'oratore in erba, e si chiama microfono. I principali errori dettati dall'ansia e dalla mancata abitudine sono tenerlo serrato alla bocca: il suono esce distorto e crea fastidio nelle orecchie dell'uditore. Tenerlo troppo distante dalla bocca: praticamente e' come non averlo, ma ancor peggio, farlo sventolare come fosse la bacchetta di un direttore d'orchestra. In questo caso la voce diventa irregolare, va e viene, e questo genera immediatamente nel pubblico disattenzione ed ilarita'.

Come si usa il microfono? La distanza media e' di circa 10 cm (molto dipende dalla propria voce e dalla potenza dell'impianto, ma sono fattori facilmente valutabili in loco). Se e' mobile, fare attenzione: avra' un interruttore per accenderlo e spegnerlo e fara' terribili fischi incrociando un altro microfono. Parlando, guardate sempre in viso il pubblico, in modo da captare immediatamente se il suono arriva nel modo giusto, se si notano le espressioni di chi non sente o sente troppo forte. Non bisogna farsi trasportare da un eccessivo protagonismo, cosa che la presenza del microfono provoca in alcune persone, ma nemmeno farsi intimorire dallo strumento: ha solo la funzione di amplificare la vostra voce, null'altro. Se la platea e' particolarmente vicina o esigua e l'acustica della sala lo consente si puo' farne a meno, dopo aver chiesto all'uditorio se e' d'accordo.

Per finire, attenti a scherzi e barzellette. Raccontare storielle e' un mestiere. Vi sara' certamente capitato di sentire un conferenziere raccontare una barzelletta e, fra il pubblico, nessuno che sorridesse. Rideva invece come un matto, dietro il suo tavolo con il panno verde, il conferenziere che, riuscendo poi a controllarsi, continuava dicendo: "beh, ora, seriamente..." Raccontare storielle ad una grossa platea magari non sara' una forma d'arte, ma, per farlo con successo, bisogna essere professionisti, commedianti, e bisogna essere addestrati per imparare il tempismo, la scelta delle parole, il modo di dire la frase finale ad effetto. Soprattutto bisogna imparare a decidere rapidamente in base all'umore del pubblico se si puo' raccontare una barzelletta e quale. e' difficile imparare tutto cio'.


Fate notare qualche incongruenza ed esageratela: questo tipo di umorismo, in genere, ha piu' successo della solita barzelletta stantia sulle suocere o sui carabinieri. Il pubblico apre il cuore e la mente all'oratore che, deliberatamente, si sgonfia prendendosi in giro o richiamando l'attenzione su una propria debolezza. Per creare un clima di allegria e' divertente raccontare un aneddoto su se stessi, dipingersi in una situazione ridicola. La gente si riconosce nell'uomo comune con le sue difficolta' ed i suoi limiti, non ama i "palloni gonfiati".


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