sabato 23 febbraio 2008
venerdì 22 febbraio 2008
Ascoltare il pubblico
Quando si parla di comunicazione si pensa sempre che la cosa più importante sia sapersi esprimere. Ma, per dirla con Giancarlo Livraghi, l'arte più preziosa e sottile è il saper ascoltare. Saper ben ascoltare può portare la mente a nuove idee, a nuove soluzioni, ad arricchimento della persona. E' un'abilità che può essere molto utile anche per la crescita professionale; contribuisce notevolmente ad essere bravi genitori, dei buoni figli, degli insostituibili compagni.
La comunicazione è quello che la gente capisce, non quello che noi diciamo. E in questo processo di comprensione c’è il filtro di esperienze personali, di convinzioni, di pregiudizi. I pregiudizi possono essere una fregatura o un paracadute. Ma sono qualcosa che tutti abbiamo e con i quali dobbiamo confrontarci. Per comunicare con creatività, bisogna saper ascoltare con creatività.
Una delle cose piu' difficili è captare i messaggi che provengono dal pubblico: possono indicare noia, interesse, approvazione e disapprovazione.Non bisogna dare molta importanza a qualcuno che, durante un suo discorso, guarda l'orologio. Tuttavia quando questo qualcuno si toglie l'orologio e lo picchietta con il dito per verificare se per caso si è fermato, allora vuole senz'altro dire che si è parlato troppo. I grandi attori leggono i segnali provenienti dal pubblico in modo innato: sanno quando forzare la mano, quando attendere l'applauso, quando provocare la risata; tuttavia chiunque di noi può imparare a "udire" il linguaggio non verbale che proviene dai nostri interlocutori.
Dialogare non vuol dire soltanto parlare, ma sapere ascoltare. Gli altri si accorgono se noi siamo interessati a loro o no. Dobbiamo identificarci con il nostro pubblico, renderlo partecipe ed adeguarci ad esso. Piu' volte è stato detto che dobbiamo smetterla di parlare a... e cominciare a parlare con.... Ma che cosa comporta ascoltare? Si tratta di un processo attivo di ricevere i segni, decodificarli e ricordarli. Percepire, capire, valutare, rispondere : queste sono le varie fasi dell’ ascolto. Le sue minacce sono il rumore e le distrazioni, interne ed esterne: si superano con la concentrazione, la preparazione e l’interazione.
Non è difficile individuare il canale di comunicazione degli interlocutori e mettersi così sulla stessa lunghezza d'onda. E’ utile, in questi casi, ascoltare i cosiddetti predicati verbali e cioè i vari modi di dire. La persona sensibile al filtro visivo userà ad esempio verbi come vedere, dipingere, chiarire, focalizzare, osservare, schematizzare, ed aggettivi come chiaro, scuro, limpido, fosco, colorato, brillante. Chi privilegia il filtro auditivo si esprimerà con frasi di tipo "ti ascolto attentamente", "qualcosa mi dice che", con verbi come suonare, intonare, sussurrare, dire, ed aggettivi come sordo, crescendo, armonico. Il tipo cinestesico utilizzerà espressioni come: "ho afferrato il concetto", "sono molto sensibile" e "ho la sensazione". Verbi come contattare, impressionare, sensibilizzare, muoversi; aggettivi some soffice, duro, duttile, corposo.
Riuscire a valutare la tipologia del nostro interlocutore ci consentirà di metterci nella sua stessa lunghezza d'onda. Il tipo visivo viene molto condizionato dalla posizione dell'interlocutore, vicino o lontano, in piedi o seduto, fermo o deambulante. Il tipo auditivo da' molta sostanza alle parole, ama le domande precise e circostanziate, il linguaggio curato, le pause per digerire i concetti senza essere incalzato. Il tipo cinestesico ama "l'effetto pelle" in quanto capta sensazioni positive e negative. è impulsivo, tocca le persone mentre parla, entra subito in confidenza dando del tu e preferisce gli esempi pratici alle disquisizioni filosofiche.
La fobia del pubblico
Parlare su un palco, con decine di occhi fissati su di sé, può dare luogo ad un comprensibile nervosismo, ed il nervosismo è il peggior nemico dell’esposizione. Ecco 10 buone regole per ridurre l’ansia di parlare in pubblico.
1. Conosci l’ambiente
Un primo aiuto all’esposizione consiste nel familiarizzare con l’ambiente nel quale si parlerà. E’ una buona idea arrivare con un certo anticipo e camminare nella stanza e nello spazio riservato agli oratori fermandosi davanti al leggio e provando a parlare dentro il microfono.
2. Conosci l’uditorio
Se possibile, conviene presentarsi a qualcuno degli ascoltatori e conversare con loro. È più semplice parlare con un gruppo di amici che con un gruppo di estranei.
3. Conosci il tuo materiale
Bisogna esercitarsi nel proprio intervento e rivederlo fino a quando l’esposizione non sarà fluida. Ci si concentra su ciò che si deve dire, non su come si dice. Ed è meglio memorizzare i concetti che le parole: è molto più facile, e mette al riparo da figuracce. Perché se imparando a memoria le parole, probabilmente se ne dimenticherà qualcuna, e non sapendo come proseguire si cadrà nel panico.
4. Impara a rilassarti
Ci sono molti esercizi mirati ad alleviare la tensione. Uno consiste nel sedersi comodo, con la schiena dritta. inspirando lentamente e trattienendo il fiato per 4-5 secondi, per poi espirare lentamente. Per rilassare i muscoli della faccia, si possono aprire gli occhi e allargare la bocca, quindi richiuderli stretti.
E’ utile respirare profondamente, con la pancia, per dissolvere la tensione, ma è ancora più utile espirare con forza. La sensazione di vuoto che si prova quando si è espulso tutto il fiato è utilissima per sentirsi "un vaso pronto ad essere riempito". Inspirare ed espirare lentamente per due minuti, concentrandosi sull’aria che entra e che esce, fa sentire molto più rilassati. Per sciogliere i muscoli del collo, si fa muovere lentamente su e giù, come per annuire, e poi si ruota dolcemente, e alternativamente, a destra e a sinistra. I muscoli del collo sono i primi a contrarsi quando si è tesi; sciogliendoli si contribuisce a rilassarsi.
Se la paura persiste, si può imparare a dominarla controllandone la valvola di sfogo. Tutti noi, quando proviamo del nervosismo, facciamo qualcosa che lo tradisce (mordersi le labbra, toccarsi i capelli..) cose che non possiamo fare davanti a un uditorio, quando dobbiamo apparire sicuri di noi stessi. Allora diamo libero sfogo alla tensione là dove nessuno se ne accorge: nei piedi, muovendo le dita; oppure nei polpacci, tendendo e rilassando la muscolatura.
5. Visualizza te stesso nell’atto di parlare al pubblico
Immagire se stessi mentre si cammina sicuro verso il leggio, tra gli applausi del pubblico, ed immaginarsi parlare, la voce chiara, forte, rassicurante, avrà un effetto incredibile. Visualizzare il successo fa ottenere il successo.
6. Realizza il fatto che la gente vuole che tu abbia successo.
Qualsiasi uditorio desidera uno speaker interessante, stimolante, divertente e ricco di informazioni interessanti. Loro desiderano che l’oratore abbia successo, non che fallisca.
7. Non scusarti.
Nella maggior parte dei casi il nervosismo non si manifesta per nulla. Se non se ne parli, nessuno lo noterà. Se invece si menziona o ci si scusa per qualsiasi problema che si potrà avere durante l’esposizione, non si fa altro che attirare l’attenzione su di essi.
8. Concentrati sul messaggio, non sul mezzo.
La sensazione di nervosismo sparirà se si concentra l’attenzione lontano dall’ ansia, verso il messaggio e l’ uditorio, anzichè verso se stessi.
9. Trasforma il nervosismo in energia positiva
La stessa energia nervosa che causa il panico da palco può essere una risorsa; si può imbrigliarla e trasformarla in vitalità ed entusiasmo.
10. Accumula esperienza
L’esperienza porta sicurezza, questa è la chiave per parlare in pubblico in maniera efficace. La maggior
Lo svolgimento
Se l’attacco può essere paragonato alla fase del decollo, lo svolgimento rappresenta la fase di volo in cui va esposta la tesi, sostenendola con esempi, citazioni, dati. I numeri sono importanti per dimostrare la validità delle idee.
Se qualcuno si distrae, un buon espediante è modificare il tono della voce: si può alzarlo, oppure parlare un po’ più lentamente, o fare una breve pausa. Tutto ciò che rompe l’uniformità del discorso aiuta a riprendere l’attenzione. Si può anche raccontare una battuta spiritosa, o una barzelletta, o un episodio buffo o drammatico: conviene tenerne qualcuno di scorta, e potranno tornare utili se la gente comincia a sbadigliare. Se lo fanno, vuol anche dire che è tempo di chiudere..
Quali sono i tratti fondamentali di una buona esposizione? In primo luogo la chiarezza: usare i termini in senso proprio.
Non bisogna adottare un registro
Lo stile
Quando si dice qualcosa di esagerato bisogna autocensurarsi in anticipo, per mostrare che si sa che si sta esagerando. (Dirò un’enormità: …).
L’unico modo per apparire a proprio agio nel parlare è fare pratica. Questa è una attività che non si può delegare a nessun altro. Ci sono tecniche specifiche usate per fare pratica che non richiedono molto tempo. Una di queste tecniche è chiamata “bits”, e consiste nel fare pratica su un pezzo piuttosto corto, più e più volte, non ripetendolo parola per parola ma semplicemente enunciandolo a braccio. In questo modo si riduce il rischio di improvvisi vuoti mentali se ci fosse una qualche distrazione mentre l’oratore è sul palco.
Fatti conosciuti e noiosi raramente coinvolgono la gente. E’ essenziale imparare ad usare parole che evocano emozioni nella gente: questo avrà un impatto molto maggiore quando parli. Ci sono molte emozioni che si possono innescare nel pubblico semplicemente con la scelta delle parole: felicità, rabbia, tristezza, nostalgia sono solo alcuni esempi. Conoscere lo scopo per cui si è di fronte al gruppo aiuta a scegliere quale emozione suscitare. Quando lo scopo è conosciuto, scegliere le parole per ottenere la risposta emozionale desiderata è molto più facile. Bisogna scegliere quelle parole che significano qualcosa al per il pubblico.
domenica 10 febbraio 2008
Dopo il secondo incontro ...
Qui di seguito trovate un paio di articoli e le presentazioni che ho illustrato a Lucca.
Vi ricordo che la prossima volta ciascuno dei partecipanti dovrà fare un intervento per un massimo di 2 minuti, mettendo il massimo della cura per coinvolgere ed interessare l'uditorio. Potrete decidere se raccontare una storia oppure se argomentare una tesi che vi sta a cuore. Il fine comunque è quello di esercitare la vostra capacità oratoria, provando a mettere in pratica i consigli ricevuti sia in termini di trattamento dei contenuti (attacco, svolgimento chiusura) che in termini di postura e di linguaggio corporeo (lo sguardo, le pause, i gesti, il tono di voce).
Buon divertimento
Come cominciare
All’ inizio tutto è possibile: a metà le cose diventano possibili, alla fine tutto è necessario. Che cosa si intende dire con questa frase? Che fra tutte le parti del discorso, l’apertura è quella che stabilisce le possibilità ed i limiti dell’intervento stesso.
Il decollo serve per catturare l’attenzione, quindi conviene entrare immediatamente nel vivo, senza noiose introduzioni. L’attacco efficace è breve e incisivo. Può essere utile cominciare con una battuta spiritosa – ma solo se sappiamo farla – che aiuti a rendere l’uditorio un gruppo più coeso, oppure possiamo cominciare con una frase forte, ad effetto, che attiri l’interesse del pubblico. Si può anche partire con un esempio, o raccontando qualcosa che è capitato direttamente all’oratore. L’esperienza personale aiuta a presentarsi e a stabilire una relazione. Frasi come "L’altra sera, tornando a casa, ho notato una macchina rossa davanti al mio portone" afferrano subito l’attenzione dell’uditorio e lo tengono legato alla sedia, in attesa che la storia si sviluppi nella fase centrale del discorso, quella "di volo".
Il lavoro preparatorio
Il lavoro preparatorio
lavoro
Il lavoro preparatorio è una fase delicata, che comprende una serie di attività utili alla stesura di un discorso ben fatto e alla successiva esposizione. La procedura può seguire questo schema:
· Raccolta delle informazioni
· Approfondimenti e domande
· Stesura di una lista di punti principali
· Ricerca di materiali utili all’esposizione
· Prima scrittura del discorso
L’informazione è alla base della capacità retorica, e della possibilità di costruire argomentazioni convincenti, senza informazioni a nostra disposizione, senza sapere il nostro discorso è vuoto. L’informazione deve essere completa, congruente e ben selezionata. Bisogna aver chiaro fin dall’inizio cosa si deve conoscere per poter parlare con proprietà di un certo argomento.
E’ EÈ importante farsi molte domande, cercare i perché delle cose che succedono. Risulta convincente e chiaro nel discorso chi mostra di aver capito i motivi delle azioni, chi è capace di fare previsioni fondate su considerazioni intelligenti e non superficiali.
Prima di iniziare a scrivere il proprio discorso, conviene scriver una lista dei punti principali che si vogliono affrontare. È meglio che il loro numero sia compreso fra due e cinque, ed ognuno di essi può essere espresso in più di una o due frasi. Affrontare più di cinque punti è sconsigliabile, perché l’intera discussione potrebbe diventare troppo dispersiva e si potrebbero perdere di vista le questioni fondamentali, ossia quelle che si vuole che la gente ricordi.
È più facile persuadere il pubblico se si parla sullo specifico anziché in generale. Conviene fare ricerche per trovare esempi specifici che illustreranno, con un forte impatto i vostri punti di vista. Le statistiche sono noiose se sfruttate troppo, ma sono uno strumento utilissimo quando ci sono da fare confronti e comparazioni. Le persone tendono a mantenere e ricordare le informazioni se queste sono nuove, rilevanti, e presentate attraverso paragoni e contrasti vividi.
Non conviene scrivere e modificare il discorso allo stesso tempo. La cosa migliore è buttare giù la prima stesura nel momento in cui si hanno le prime idee, senza preoccuparsi dell’ortografia, della punteggiatura, della grammatica o di come suonerà il discorso. Le modifiche al discorso e le sue rifiniture sono processi separati, che dovrebbero essere fatti dopo la prima scrittura. È molto importante strutturare il proprio discorso in maniera netta e logica, con un inizio, una parte centrale ed una conclusione.
Ci sono molti aspetti di preparazione del discorso che devono essere osservati.
La preparazione mentale è quella che comprende il rilassamento, la visualizzazione creativa, la congruenza verbale, paraverbale e non verbale, lo studio ed il miglioramento delle caratteristiche dell’esecuzione ed il loro ancoraggio, le riflessioni sullo spazio e sul focus visivo, la preparazione sul pubblico è quella che identifica l’uditorio in base a determinate caratteristiche di conoscenza (età, competenza, convinzioni e valori, desideri, modalità di convocazione edi partecipazione..) e di tipologia (partecipe, passivo, spontaneo, non spontaneo), la preparazione sull’ ambiente è quella che studia questioni più pratiche come luci, suoni, profumi e strumenti, e la preparazione della scaletta è infine quella che contiene le indicazioni su come tenere il discorso nel caso specifico (bisogna evitare sia di memorizzare ogni sillaba, sia di scrivere tutto: gli appunti non devono essere piatti, ma è un errore anche lasciarsi andare all’improvvisazione. E’ molto utile studiare in anticipo una serie di parole chiave da mettere in evidenza più volte nell’esposizione).
